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Cappotto esterno casa vecchia: ristrutturazione con il riso

by Tiziana Monterisi on

Quando si tratta di ristrutturare una casa costruita più di 30 anni fa, l'isolamento termico rappresenta una delle sfide più importanti ma anche una delle opportunità più significative. Garantire efficienza energetica in queste abitazioni significa non solo ridurre i consumi, ma anche migliorare il comfort interno, preservare la struttura e aumentare il valore dell'immobile.

Tuttavia, se si scelgono sistemi di isolamento non traspiranti, come i tradizionali cappotti in EPS, si rischia di compromettere l'equilibrio e la traspirabilità dell'edificio, causando problemi come condensa, muffe e degrado degli intonaci. Con un’attenta progettazione e la scelta di materiali adeguati, come quelli derivati dalla lavorazione del riso, il cappotto esterno può trasformarsi in un intervento efficace e duraturo.

INDICE DEI CONTENUTI:

Isolamento termico casa vecchia: si può fare?

Le abitazioni costruite negli anni ’60 e ’70 presentano peculiarità progettuali e materiali che richiedono un approccio mirato, quando si parla di isolamento termico.

In quel periodo si privilegiavano tecniche costruttive che permettevano una buona traspirabilità delle pareti, ma con scarsa attenzione all’efficienza energetica. Di conseguenza, queste case spesso soffrono di dispersioni termiche elevate, con un impatto significativo sulle bollette e sul comfort abitativo.

L'isolamento termico sembrerebbe quindi la soluzione più indicata, tuttavia è un intervento molto delicato, che va progettato attentamente.

Il primo ostacolo che si incontra nel migliorare l’isolamento di queste abitazioni è rappresentato dall’umidità. L’applicazione di un cappotto esterno con materiali non traspiranti – come il polistirene espanso o la lana minerale – può intrappolare il vapore acqueo all’interno delle murature, causando fenomeni di condensa interstiziale. Questo problema non solo compromette l’efficacia dell’isolamento, ma favorisce anche la proliferazione di muffe, con effetti negativi sulla salute degli abitanti e sulla durabilità della struttura.

Un’altra sfida riguarda la compatibilità dei materiali moderni con le tecniche costruttive tradizionali. Molte case vecchie non hanno un sistema impermeabilizzante efficace o non prevedono un isolamento alla base contro l’umidità di risalita. Intervenire senza considerare questi aspetti può portare a interventi inefficaci o addirittura dannosi.

Infine, c’è il tema dell’estetica. Spesso, gli edifici di questa epoca hanno facciate di valore storico o elementi architettonici che si desidera preservare. Questo limita l’applicazione di soluzioni invasive o che alterano significativamente l’aspetto esterno.

Per rispondere a queste problematiche, è essenziale scegliere i prodotti giusti.

 

Come isolare una casa vecchia? Guida ai materiali

Molte abitazioni costruite oltre 40 anni fa erano progettate per "respirare" naturalmente, grazie a materiali come mattoni pieni e intonaci traspiranti. L’utilizzo di isolanti non traspiranti, come il polistirene espanso o la lana di roccia, può ostacolare il passaggio del vapore acqueo, causando accumuli di umidità nelle murature. Questo fenomeno, noto come condensa interstiziale, può portare alla formazione di muffe e al deterioramento della struttura.

Optando per materiali isolanti naturali, che combinano un’elevata efficienza termica con una perfetta traspirabilità, è possibile far "respirare" le pareti e prevenire questi fenomeni di condensa. Inoltre, il cappotto esterno realizzato con materiali naturali contribuisce alla sostenibilità ambientale, riducendo le emissioni di CO2 e favorendo un’economia circolare.

Gli scarti della lavorazione del riso utilizzati nell'edilizia green sono ideali anche in caso di ristrutturazione, perché sono in grado di migliorare l’efficienza termica senza compromettere la traspirabilità delle pareti. Inoltre, grazie alla loro flessibilità applicativa, si adattano perfettamente alle esigenze delle case più vecchie, offrendo una soluzione sostenibile e rispettosa delle caratteristiche originali degli edifici.

Il cappotto di riso non è solo un'innovazione tecnica, ma un approccio che sposa i principi della bioedilizia, trasformando uno scarto agricolo in una risorsa per un abitare più sano e rispettoso dell'ambiente.

Ecco 6 motivi per ristrutturare in bioedilizia.

 

Isolanti a base di riso per una ristrutturazione naturale

I prodotti Ricehouse offrono tecniche di isolamento sia esterno che interno, capaci di garantire traspirabilità e comfort abitativo senza compromettere le caratteristiche strutturali degli edifici. Ecco alcuni esempi.

Cappotto termico con pannelli in paglia di riso

Una delle applicazioni principali dei prodotti Ricehouse è il cappotto termico esterno. I pannelli isolanti RH-P100, realizzati con l’80% di fibre di paglia di riso e un 20% di fibre termofusibili, sono ideali per migliorare l’efficienza energetica senza bloccare la traspirazione delle pareti. Questi pannelli rigidi vengono applicati tramite incollaggio e tassellatura, con uno strato di intonaco naturale a base di calce che protegge e rifinisce la facciata. Grazie alla loro bassa conducibilità termica (0,038 W/mK) e alla resistenza all’umidità, i pannelli RH-P100 prevengono la formazione di condensa e muffe, garantendo un isolamento termico e acustico di alta qualità.

Per l'solamento interno, Ricehouse mette a disposizione pannelli isolanti semi-rigidi (RH-P50), sempre in paglia di riso (92%) e fibre termofusibili in poliestere (8%), che vanno a formare un materassino isolante perfetto per le ristrutturazioni termiche e igrometriche degli edifici esistenti, oltre che per la costruzione di edifici ex novo.

Sani, senza impatto sulla salute, termicamente e acusticamente efficienti, questi pannelli assicurano anche un mantenimento della forma nel tempo e, grazie al basso tenore di carbonio, sono estremamente resistenti al cambiamento.

Lolla di riso

In alternativa o in combinazione con i pannelli è possibile optare per la lolla di riso (RH-L), un materiale naturale e biodegradabile che viene insufflato nelle intercapedini esistenti per riempire gli spazi vuoti e migliorare l’isolamento termico. Grazie alla sua porosità e alla composizione chimica ricca di silice, la lolla garantisce una perfetta traspirabilità, evitando problemi di umidità.

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Tiziana Monterisi

Tiziana Monterisi

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