Isolare dall’interno senza barriera al vapore è uno dei temi più delicati per chi riqualifica edifici esistenti. Il timore di muffe e condense interstiziali spinge molti a bloccare il progetto di isolamento termico. In questo articolo vediamo quando è davvero possibile farne a meno e come costruire una stratigrafia affidabile.
L’isolamento interno senza barriera al vapore è possibile quando la muratura è massiva e minerale, l’isolante è igroscopico e traspirante, e la stratigrafia è verificata igrotermicamente. In queste condizioni il pacchetto riesce a assorbire, ridistribuire e asciugare l’umidità senza bloccarla in un sottile strato freddo.
Il punto non è “barriera sì o no”, ma come gestire il vapore nel tempo. I materiali igroscopici a poro aperto – come molti biocompositi naturali – possono accumulare e rilasciare umidità in modo dinamico.
Nella pratica Ricehouse, questo si traduce in un approccio progettuale: valutare l’edificio, scegliere isolanti naturali coerenti con il supporto e verificare che il pacchetto possa isolare termicamente l’interno senza innescare accumuli progressivi di umidità.
Prima ancora di definire la stratigrafia, occorre capire com'è il supporto: muratura piena in laterizio, pietra irregolare, tamponamenti leggeri o calcestruzzo armato hanno comportamenti completamente diversi. Una parete in pietra o mattoni pieni, spessa 40–60 cm, può offrire una grande capacità di accumulo e smorzare i picchi di umidità; un tamponamento leggero molto meno.
Allo stesso modo, lo stato di fatto (umidità di risalita, intonaci cementizi non traspiranti, pitture plastiche) può vanificare anche il miglior isolante. Un cappotto interno richiede che almeno uno "sfogo" sia garantito.
In questo scenario, scegliere un isolante igroscopico in pannelli – come i pannelli semi‑rigidi in paglia di riso – permette di lavorare con materiali che assorbono e rilasciano umidità, invece di respingerla. Studi su sistemi interni traspiranti mostrano che, a parità di trasmittanza, materiali con lambda dell’ordine di 0,04 W/mK e buona capacità di accumulo offrono comfort igrometrico più stabile rispetto a isolanti sintetici a bassa densità.
Un esempio concreto di pacchetto interno senza barriera al vapore, adatto a molte ristrutturazioni su muratura massiva, può essere schematizzato così (dall’esterno verso l’interno):
muratura esistente in laterizio pieno,
eventuale intonaco deumidificante traspirante,
pannello isolante in paglia di riso,
rasatura armata e finitura minerale traspirante.
I pannelli semi‑rigidi in paglia di riso come RH‑P50, composti per il 92% da fibre di paglia di riso e per l’8% da fibre termofusibili in poliestere, sono progettati proprio per applicazioni su pareti interne, coperture e cappotti interni. Sono disponibili in spessori da 45 a 200 mm, posabili in uno o due strati con giunti sfalsati, e garantiscono buona aderenza a diversi supporti.
In un appartamento anni ’60, ad esempio, un isolamento interno con 10 cm di pannelli in paglia di riso correttamente posati ha permesso di migliorare sensibilmente il comfort invernale ed estivo, mantenendo pareti asciutte grazie alla traspirabilità del pacchetto e all’uso di finiture a base minerale. Il beneficio è duplice: minor fabbisogno energetico e un involucro con bassa impronta di carbonio.
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